Ci ha lasciato lo scrittore Gabriel García Márquez

gabriel_garcia_marquezE’ morto a Città del Messico Gabriel García Márquez, il grande scrittore e giornalista colombiano vero protagonista della letteratura del ’900, era nato nel 1927 e aveva 87 anni. Nel pomeriggio del 3 aprile era stato ricoverato per una polmonite la cui gravità non si è attenuata nei giorni successivi, portandolo così a spegnersi nel 17 aprile. Autore di capolavori come L’Amore ai tempi del coleraFoglie morteCronache di una morte annunciata Cent’anni di solitudine, era stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1982. Lascerà certamente un vuoto immenso nel panorama della letteratura mondiale, anche per il peso socialepolitico e in termini di influenza, quella che seppe assumere durante il corso di tutta la sua vita nell’indirizzare l’opinione pubblica. Quasi dieci anni dopo aver ricevuto il Premio Nobel, nel 1973, decise infatti di sospendere la sua attività letteraria per dedicarsi al giornalismo, un gesto di protesta per il colpo di Stato cileno ai danni del presidente Salvador Allende.

Primo di sedici figli, suo padre era un telegrafista, sua madre una chiaroveggente, ma crebbe in realtà con i suoi nonni, capaci di trasmettergli parte del retaggio che l’avrebbe naturalmente avviato alla passione per la narrativa. Nel 1948 inizia la sua attività giornalistica, dopo essersi trasferito a Cartagena, dove cominciò a lavorare dapprima come redattore e poi come reporter de “El Universal”, prima di iniziare a collaborare con altri giornali e poi trasferirsi in Europa, prima a Roma e poi a Parigi. Dieci anni dopo, nel 1958, dopo un soggiorno a Londra lo scrittore ebbe modo di avvicinarsi a Cuba tramite la conoscenza di Che Guevara Fidel Castro. Amicizia e collaborazione (lavorava per Agenzia Prensa) che creò problemi alla diffusione delle sue opere, visto che dal 1961 fu praticamente bandito dagli Stati Uniti proprio per la sua vicinanza al regime di Fidel (“embargo” culturale cui Bill Clinton mise fine durante la sua presidenza, che lo accolse alla Casa Bianca dichiarando fosse il suo scrittore preferito).

La poderosa attività letteraria comincia con un’impennata immediata, essendo il suo primo romanzo, del 1967, quello forse più celebre, ovvero “Cent’anni di solitudine”, opera monumentale che segna un’intera generazione letteraria. Da qui i titoli più altisonanti sono quelli già citati, da Foglie morte a L’amore ai tempi del colera, opere che consegnano il grande scrittore inesorabilmente alla storia, grande conoscitore dell’animo umano, unico forse per la sua capacità di ispezionarlo.

Alla fine degli anni ’90 arriva un vero e proprio colpo lo segna profondamente, a Marquez viene diagnosticato un cancro linfatico che lo spinge a cominciare a scrivere le sue memorie, opera che impegnerà diverse ore della sua giornata, mentre il quotidiano colombiano” La República” diffonde nel 2000 l’errata notizia secondo cui il Nobel sarebbe ormai agonizzante, mentre lui si trova semplicemente a Los Angeles per sottoporsi alle chemioterapie. La prima parte delle memorie Vivere per raccontare verrà pubblicata nel 2002, nel frattempo lo scrittore riuscirà a sconfiggere il male, prima di pubblicare, nel 2005, il suo ultimo romanzo Memorie delle mie puttane tristi.

Fonte: fanpage.it

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