L’Italia e la “rivoluzione liberale”

La breve lettera di Costanzo Preve mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo che parla di una rivoluzione ricercata per molti anni da tutti i partiti, sinistra e destra che siano, ma mai ottenuta con i metodi classici. Ora sembra che l’attuale Governo in carica senza usare mezzi troppo coercitivi ci stia riuscendo sfruttando la paura generalizzata e l’impotenza cui è stata ridotta la popolazione italiana. Questa paura viene alimentata ad arte usando lo Spread e il Bund da parte dei Mercati e dagli Investitori per mettere il popolo in condizioni di non avere altra scelta se non quella di affidarsi al Governo Monti (pronto “a sacrificarsi” per il paese).

Ora a me sorgono dei dubbi quando sento parlare di liberalizzare gli orari dei negozi perchè poi i piccoli commercianti con poco personale saranno costretti a chiudere oppure a lavorare 14 ore al giorno per riuscire a stare sul mercato.

E’ proprio a questo che ci sta portando questo modo di pensare e agire, a una trasformazione completa e forzata della società italiana in “società di mercato”, ipercompetitiva e ultraindividualistica, dove ognuno pensa per sè e dove non rimarrà neppure il tempo per riflettere.

Scrive Costanzo Preve

“Questo modello ha un futuro? E’ questa la vera domanda, non chi vincerà le prossime, irrilevanti, elezioni. Il modello è semplice: privatizzazione, liberalizzazione, atomizzazione concorrenziale sfrenata, da integrare con elementi di carità, compassione e assistenza…”

Ora vi lascio alla lettura della “Lettera politica per l’inizio anno 2012” e se poi volete farmi sapere cosa ne pensate voi potete lasciarmi un commento a fondo pagina, buona lettura.

LETTERA POLITICA PER L’INIZIO ANNO 2012
di Costanzo Preve

1. Nel prossimo anno 2012, e lo dico a coloro che seguono la mia attività filosofica, la sola cosa cui oggettivamente attribuisco importanza, sarà forse pubblicata una mia originale storia dell’intera filosofia occidentale, costruita con una metodologia storica e dialettica che considero originale e persuasiva. Se ho un testamento filosofico da lasciare, ebbene questo è il mio testamento filosofico. A fianco di questa opera dovrebbero forse anche essere pubblicate altre operette minori, un lavoro monografico su Karel Kosìc scritto con Linda Cesana, e un lavoro sul triangolo filosofia, religione, scienza scritto con Andrea Bulgarelli. Ripeto che è su questo che voglio essere giudicato, e non su chiacchiere politiche contingenti scritte in una fase storica di tramonto della politica e di decadenza delle capacità di reazione morale della cosiddetta (e ormai inesistente) opinione pubblica.
Tuttavia, chi ha cercato di imparare il metodo marxista di analisi non può certo dimenticarlo. Magari lo può usare e interpretare male , ma non può dimenticarlo. E anche in questa lettera di Capodanno 2012 voglio cercare di utilizzarlo.
2. La giunta Monti rappresenta una rottura, sia pure non epocale, della recente storia italiana. Il suo compito è quello di imporre dall’alto, con metodi tecnocratico-caritativi, quella “rivoluzione liberale” di cui hanno cianciato per un secolo i liberali-liberisti italiani, e che non sono mai riusciti a imporre con metodi democratici, perché si oppone concretamente agli interessi vitali della stragrande maggioranza degli italiani così come sono, e non come se li immaginano i rinnegati comunisti riciclati e gli azionisti gobettiani in servizio permanente effettivo. Non c’era riuscita la vecchia DC. Non c’era riuscito il centrosinistra. Non c’era riuscito il compromesso storico berlingueriano. Infine, non c’era riuscito il Cavaliere con la sua corte di cantautori, sicofanti e puttane. C’era un solo modo: un colpo di stato bianco. Grazie allo spread, alla BCE, all’avventurismo del progetto dell’euro, alla crisi sistemica in corso, finalmente è stato fatto.
Vergogna a chi lo ha preparato, promosso, propagandato, accettato.
3. Qual è il modello di società prefigurato dal programma della giunta Monti, con lo spread al posto dei carri armati e con il giudizio dei mercati al posto dell’artigianale marcia su Roma? Questa è la domanda cui si deve dare risposta, e non la pagliacciata se occorre fare un’opposizione  di “destra” (Lega Nord) o di “sinistra” (Di Pietro, Vendola, Diliberto, Ferrero),
Possiamo ipotizzare almeno qualcosa. Sono due le direzioni storiche fondamentali, entrambe strutturali, la prima dominante, la seconda dominata. La prima, dominante, è il programma che ho già definito di “stalinismo capitalistico” (anche se senza l’intenzione di diffamare la grande figura di Stalin paragonandola a questi nani della finanza globale), quello della privatizzazione neoliberale di tutta la società. La seconda, dominata, ma complementare, è l’integrazione caritativa e compassionevole che deve almeno in parte sostituire lo smantellamento delle vecchie funzioni assistenziali dello Stato. BCE + Sant’Egidio. Questa è la formula, da disaggregare, e poi da commentare.
4. Non so sinceramente se la liberalizzazione dei tassisti e dei farmacisti possa realmente diminuire i prezzi. Ne dubito, ma è possibile. Ma la liberalizzazione delle edicole, di cui non c’è socialmente alcun bisogno, dimostra che questi nazisti postmoderni non sono spinti soltanto da un programma economicistico di risparmio, ma da un desiderio ideologico di tipo fanatico, con la liberalizzazione al posto della vecchia socializzazione staliniana, tutto sommato socialmente molto migliore. Tutta la società deve essere sciolta e ricomposta in individui concorrenziali isolati, che in questa situazione di concorrenza sfrenata dovrebbero lavorare quattordici ore al giorno come i tassisti di New York  e i negozi sempre aperti anche di notte. Nessuno avrebbe più il tempo materiale per coltivarsi culturalmente, ma questo non sarebbe un problema, perché la cultura già da tempo è stata appaltata a pagliacci postmoderni come Umberto Eco che “ridono” sulla insensatezza del mondo che hanno contribuito fattivamente a creare, sia pure nel ruolo subalterno di giullari ben pagati.
La questione sociale dovrebbe essere così almeno provvisoriamente risolta liberando tutti i vecchi “lacci e lacciuoli”. Lo Stato nazionale non esiste più. Ognuno per sé. Selezione darwiniana al posto di solidarietà comunitaria. E poi c’è ancora qualcuno che gioca al vecchio gioco Destra/Sinistra.
5. Un simile modello darwiniano, o meglio social-darwiniano, ha bisogno di un’integrazione compassionevole-caritativa. Ed ecco allora il signor Riccardi e il modello di sant’Egidio. Esteticamente, mi ha colpito la differenza tra la cena dei poveri di Sant’Egidio a Roma e la cena mista VIP-poveracci di Torino al Palaisozaki. In entrambi i casi c’erano i sindaci, di destra (Alemanno) e di sinistra (Fassino). A Roma prevaleva un’estetica cattolica compassionevole classica, di puri poveracci, con borghesi buonisti e volonterosi a servire vegliardi innocentemente bavosi. A Torino c’era invece l’estetica interclassista PCI-PDS-DS-PD, con poveracci mescolati con “personaggi della politica, dell’impresa e della cultura torinese” (cfr. La Stampa, 29 dicembre 2011). L’estetica picista ha sempre mescolato i plebei con Moravia, Guttuso e Ingrao. Si tratta della lunga durata di cui parlano spesso gli storici.
6. Questo modello ha un futuro? E’ questa la vera domanda, non chi vincerà le prossime, irrilevanti, elezioni. Il modello è semplice: privatizzazione, liberalizzazione, atomizzazione concorrenziale sfrenata, da integrare con elementi di carità, compassione e assistenza. Come ho detto prima: Mercati + Sant’Egidio, banchieri e preti, tutto nel quadro dell’accettazione, data per scontata e non più posta in discussione, del diritto assoluto dell’impero americano di intervenire militarmente in tutto il mondo, con il pretesto di imporre i diritti umani contro i dittatori riottosi, già ampiamente ridicolizzati dal circo mediatico.
Faccio una semplice previsione: nel breve periodo, ha molte possibilità di passare, ma in un medio e lungo periodo no. In proposito farò due riferimenti storico-politici, l’uno rivolto a tempi antichissimi, l’altro invece ad avvenimenti recentissimi.
7. Sul delicato passaggio della legalizzazione del cristianesimo alla fine del mondo antico, e in particolare sul cruciale ventennio 310-330 esistono mistificazioni storiografiche certo pittoresche, ma intollerabili. Sembra quasi che per trecento anni abbiano gettato i cristiani ai leoni senza interruzione, laddove i periodi di vera e propria persecuzione, che non  fu mai filosofico-religiosa, ma sempre e solo politico-sociale, furono molto limitati. Sfugge così la ragione di questa legalizzazione, che assomiglia vagamente all’apologia di Sant’Egidio della giunta Monti.
Il mondo antico non conobbe mai sistemi organizzati di welfare, ma esisteva un sostituto artigianale, detto evergetismo, una sorta di obbligo volontario per i ricchi di contribuire alle spese sociali. L’evergetismo classico si fondava spesso su divinità locali, diverse da città a città. Ma ai tempi di Costantino il sistema non funzionava più bene, per un insieme di ragioni note agli storici (e a chi scrive) che non è possibile dettagliare qui per ragioni di spazio. Le chiese cristiane erano diventate di fatto l’unica struttura di assistenza sociale unificata presente in tutto il territorio dell’impero. Legalizzandola, Costantino fece la sola cosa possibile, anche perché contemporaneamente  prese provvedimenti sociali che nel folle linguaggio di oggi verrebbero definite di “destra”, come la concentrazione della circolazione monetaria nella sola moneta d’oro, che ebbe come conseguenza in pochi decenni la sparizione di ciò che restava della classe media e la semplificazione sociale in soli due poli (detti in latino honestiores ehumiliores). Vedi gli storici dell’epoca, come il greco Zosimo. Ma non voglio farla troppo lunga . Chi ha ancora un po’ di cultura e di interesse storico si vada a cercare da solo le fonti.
Nel linguaggio folle e degenerato di oggi diremmo che Costantino ha fatto una riforma di destra nell’economia e una di sinistra nella società. Ma chi è intelligente sa che i banchieri si accompagnano sempre ai Ciotti (di sinistra) e ai Gelmini (di destra). Le riforme di Costantino non salvarono il mondo antico. L’analogia storica è quasi sempre ingannevole, e vale quello che vale, e cioè poco. Ma sono sicuro che il connubio Banchieri-Sant’Egidio non salverà questo capitalismo svergognato.
8. Passiamo ora a un paragone attuale, la cosiddetta primavera araba. Non c’è stata nessuna rivoluzione nei paesi arabi, neppure in Tunisia ed Egitto. Volendo fare un paragone storico europeo, nessun 1789, al massimo un 1830 con la cacciata di Carlo X a Parigi. La vittoria elettorale dei partiti musulmani  non è stata in alcun modo un “tradimento” delle rivoluzioni mai esistite, ma un fisiologico passaggio di poteri, in cui però l’Islam è veramente organizzato per una assistenza capillare, non come i pagliacci di Sant’Egidio e i cattolici compassionevoli, variante PDL (Gelmini) o PD (Ciotti). Ed è capillarmente organizzato perché, a differenza del cristianesimo, non ha mai storicamente avuto la secolarizzazione illuministica, positivistica, laicista, liberale, socialista e comunista variamente degenerata.
Gheddafi è stato attaccato, massacrato, bombardato e linciato. Non ho mai nascosto che l’ho sempre considerato migliore dei boia che l’hanno linciato, appoggiati da noi indistintamente a destra, al centro e a sinistra. Spero che il benemerito siriano Assad riesca a resistere. Si tratta di ciò che resta della benemerita generazione dei governi nazionalisti panarabi, distrutta dalla globalizzazione neoliberale. Appoggio con tutto il cuore il popolo dei piagnoni coreani del Nord, e non mi passa per la testa di irriderli come fantocci manipolati dall’eterno Dittatore. Certo, la mia concezione di socialismo è del tutto diversa, ma almeno essi resistono all’omologazione occidentalista, e resistendo tengono pur sempre aperto uno spiraglio per un possibile futuro alternativo.
9. Concludiamo. Nei paesi musulmani l’innesto di neoliberalismo e di assistenzialismo capillare può forse riuscire , appunto perché in questi paesi la secolarizzazione occidentalistica è rimasta in superficie, e i blogger occidentalisti (pensiamo all’oscena Naomi Sanchez che continua a sporcare il popolo cubano e che è la sola ad avere diritto di parola nei nostri media) sono estremamente minoritari. Altrettanto minoritari mi sembrano i blogger occidentalisti in Russia e in Cina, in cui spero ardentemente che si facciano presto strada forze sociali e politiche di opposizione ben diverse e lontane dai blogger occidentalisti, nemico principale di questi popoli e paesi.

In Italia la secolarizzazione occidentalistica è andata troppo avanti perché possa riuscire veramente il connubio banchieri-Sant’Egidio. La secolarizzazione occidentalistica, condita con l’ideologia interventistica del bombardamento umanitario, ha coperto praticamente il cento per cento dell’ideologia politicamente corretta, da Berlusconi al Manifesto senza eccezioni. Questo ha dato luogo a una corruzione culturale quasi indicibile. Il punto di vista di “sinistra” coincide ormai con lo sghignazzo da caffè-concerto, con la “presa per il culo” delle ridicolaggini paleo-borghesi del vecchio satiro Berlusca. Abbiamo solo drammi satireschi, e mancano commedie, tragedie, opere storiche e filosofiche. Speriamo che tutto questo passi, anche se non passerà presto.

Torino,  31 dicembre 2011

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