Referendum 2011,facciamoci sentire!!

Dal 1995 i referendum abrogativi non ottengono il quorum, e negli ultimi vent’anni l’affluenza ai seggi è crollata dall’80 al 23%. Se chiamare i cittadini a esprimersi significa intrupparli dogmaticamente per il ‘sì’ o per il ‘no’ invece che farli ragionare con la propria testa; se è un modo per banalizzare questioni di capitale importanza e complessità; se diventa solo l’ennesima battaglia all’interno di uno scontro politico infinito invece di un’occasione per dialogare tutti insieme, come vorrebbe la democrazia «partecipata» che piace a tutti ma nessuno pratica, allora forse è meglio che l’istituto prosegua nel suo destino di oblio. Lasciandoci con un’arma in meno di fronte al dramma, vecchio come l’uomo, di doverci fidare della saggezza di pochi per non soccombere all’ignoranza di molti.

La Stampa ha pubblicato un clamoroso sondaggio dell’Istituto Piepoli, passato finora sotto silenzio, secondo cui il 70 per cento di chi si recherà alle urne domenica e lunedì prossimi lo farà soprattutto perché i temi del referendum “sono molto importanti”; solo il 6,4 per cento per “dare uno scossone al Governo”.

Il dato clamoroso di questo sondaggio, però, è che quattro italiani su cinque – il 78 per cento del campione intervistato – dichiarano di volere andare a votare per i referendum. Se fosse vero, il quorum del 50 per cento più uno (che per il referendum contro il nucleare diventerà del 58 per cento se il voto invalidato degli italiani all’estero non fosse sottratto dal conteggio totale) verrebbe di gran lunga superato e il risultato referendario sarebbe valido.

Un altro elemento interessante, ancora, emerge dal sondaggio di Piepoli: quasi un elettore su dieci dice di non volere andare a votare perché non ha “capito a cosa servono” i referendum. La colpa, qui, è tutta dei giornalisti e dell’informazione. Privare così tante persone degli strumenti necessari a esercitare il proprio voto è un abominio, i cui responsabili dovranno essere quantomeno chiamati a scusarsi.

I QUESITI

i quesiti sull’acqua sono due: il 1º quesito (privatizzazione) chiede di abrogare l’art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito in legge il 2 agosto 2008 che concede di affidare la gestione del servizio idrico a società di capitali, concedendo tale gestione ad enti di diritto pubblico con la partecipazione di cittadini e comunità locali. se vince il si il servizio idrico sarà gestito da enti pubblici. se vince il no, la gestione del servizio idrico sarà affidata ad aziende private

il 2º quesito sull’acqua, chiede ai cittadini l’abrogazione del comma 1, dell’art. 145 del decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006, che permette al gestore del servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa dell’acqua, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% senza collegamento o reinvestimenti per il miglioramento del servizio. se vince il si: le aziende possono farsi pagare solo le spese di manutenzione degli impianti. se vince il no: le aziende private possono decidere il prezzo ed ottenere profitti garantiti

3º quesito: energia nucleare, chiede ai cittadini di abrogare il decreto-legge 25 giungo 2008, n.112, convertito in modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n.113, limitatamente all’art. 7, comma 1, lettera d): realizzazione nel terriorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. si chiede di abrogare l’abolizione della parte del decreto legge che permette la costruzione e l’utilizzo di nuove centrali nucleari per l’energia atomica in italia. se vince il si: in italia non verranno costruite centrali elettriche nucleari. se vince il no: rimane valido il permesso di costruire centrali nucleari nel nostro territorio nazionale

4º quesito: legittimo impedimento, chiede ai cittadini di abrogare l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, e l’articolo 2 della legge 7 aprile 2010 n.51 recante disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza. il referendum chiede la cancellazione totale della legge che permette a premier e ministri di non presentarsi in udienza invocando il legittimo impedimento, ovvero l’impossibilità di presentarsi davanti ai giudici derivante da impegni istituzionali. se vince il sì: il legittimo impedimento viene cancellato, i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge. se vince il no: il legittimo impedimento rimane invariato, premier e ministri possono invocarlo

Quindi il 12 e 13 Giugno tutti a VOTARE “SI” per i REFERENDUM, facciamoci sentire!!!!!

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